Il sangue umano non puo' essere forma di profitto


24/06/2016


Il principio più volte ribadito negli ultimi anni e sancito dall’articolo 21 della Convenzione di Oviedo, non riguarda solo la gratuità dell’atto della donazione, ma tutto l’intero processo di frazionamento del plasma, ossia la lavorazione degli emoderivati, a tutela della salute pubblica. È quanto ha ribadito il Consiglio di stato con la sentenza n. 2446 dell’8 giugno 2016. L’organismo di Palazzo Spada si è infatti espresso in merito all’istanza di un’azienda di lavorazione del sangue e degli emocomponenti che aveva chiesto di essere inserita tra i centri di produzione di medicinali emoderivati autorizzati alla stipula delle convenzioni con le Regioni e le Province autonome per la lavorazione del plasma raccolto sul territorio nazionale.

Il Ministero della salute aveva respinto la richiesta in quanto l’azienda in questione ha la propria sede in Germania dove il sangue è raccolto in un regime di libero mercato anche da enti profit, ossia enti che svolgono attività lucrativa. Il Consiglio di Stato, rovesciando il parere del TAR cui si era rivolta l’azienda tedesca, secondo il quale «i rischi prospettati non potevano ritenersi in concreto sussistenti», ha respinto la richiesta al fine di garantire che siano minimizzati i rischi di cross contamination (contaminazione incrociata) per il plasma italiano proveniente da donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita del sangue e dei suoi componenti, in quanto principio fondante dell’intero Sistema Trasfusionale italiano come indicato dalla Legge 219 del 2005.

È stato altresì sottolineato come le donazioni di sangue volontarie e non remunerate costituiscono un fattore che può garantire un maggiore livello degli standard di sicurezza del sangue e dei componenti del sangue e, quindi, della tutela della salute pubblica.

Fonte: www.fidas.it