Non contaminiamo il dono del sangue - Fidas Vicenza

Non contaminiamo il dono del sangue




Domenica 7 ottobre nella trasmissione “Le Iene” su Italia 1 è andato in onda un servizio dal titolo “Donare sangue: un business per qualcuno”. Ismaele La Vardera ha raccontato una brutta storia che riguarda la raccolta sangue in Campania. Una storia che vede una serie di protagonisti, che coinvolge probabilmente le istituzioni, sulla quale riteniamo importante che ci sia un chiarimento.

Nel giro di poche ore, infatti, ci sono state tante reazioni di imbarazzo o di sdegno, reazioni che tuttavia rischiano di inquinare un sistema che, come ribadito alla fine del servizio, pur con una connotazione populista, garantisce la terapia trasfusionale a migliaia di persone ogni giorno.

Non è questo il momento per ricordare quanto ho scritto più e più volte in questa sede, né per fare discorsi buonisti sul sistema. Ma ritengo opportuno sottolineare come diversi sono gli attori che affollano le scene del Sistema trasfusionale del Paese e diverse possono essere le motivazioni che li sostengono.

Innanzitutto è doverosa una prima precisazione. In apertura il giornalista ricorda che “in Italia il sangue non si compra, ma si dona, gratuitamente. Ed ecco perché sia i volontari sia i donatori non ricevono denaro. Chi lo raccoglie è l’AVIS, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue, che per farlo ha messo in piedi punti di raccolta fissi in ogni Regione”. Tuttavia questa informazione non risulta del tutto corretta, in quanto sembrerebbe che in Italia l’AVIS sia l’unica realtà delegata alla raccolta del sangue. Sappiamo benissimo che non è così, in quanto oltre all’AVIS esistono altre realtà del dono come le oltre 70 Associazioni appartenenti alla FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori Sangue), le associazioni FRATRES, i donatori di sangue di Croce Rossa Italiana ed altre associazioni presenti sul territorio nazionale che non fanno parte del CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue) cui aderiscono AVIS, FIDAS, Fratres e CRI. Inoltre la gestione delle Unità di Raccolta da parte delle Associazioni del dono avviene solo in quelle Regioni i cui modelli organizzativi prevedono tale tipo di partecipazione, sempre sotto la responsabilità tecnica dei Servizi Trasfusionali con cui sono state sottoscritte le convenzioni.

LeIene (2)Andiamo avanti con il servizio. In merito alle Unità di Raccolta presenti sul territorio nazionale emerge una clamorosa differenza: mentre in Lombardia ce ne sono 651, in Campania ne sono accreditate solamente 9. Per chiarire questa discrepanza numerica interviene Leonardo De Rosa, ex presidente di AVIS Campania, che afferma “In Campania siamo costretti, in qualche caso, ad importare sangue dalle altre Regioni”.

Tuttavia il problema comincia ad esser definito con dei contorni più nitidi. Da quanto emerge dal servizio, infatti, sembrerebbe palese il coinvolgimento di una famiglia che avrebbe in mano il business del sangue. Sì, perché in questo caso si tratta proprio di un business. La famiglia Pecora, infatti, è a capo dell’AVIS Regionale, come pure nel territorio di Napoli 3, di Napoli 5 e di Avellino; e il conto economico che ne emerge è uno di quelli con parecchi zeri.

La Vardera a questo punto ha contattato Pasquale Pecora, vicepresidente nazionale di AVIS, coinvolto direttamente nell’inchiesta ma che si è dichiarato estraneo alle vicende esposte e che ha rassegnato le proprie dimissioni da vicepresidente, da membro dell’Esecutivo e da consigliere nazionale. E ha incontrato il presidente nazionale di AVIS il quale ha garantito l’impegno della Sede nazionale dell’Associazione a fare chiarezza, come emerge anche dal sito dell’Associazione.

AVIS ha ribadito inoltre che tra i primi danneggiati in questa vicenda ci sono loro, sentendo il bisogno “di rinnovare con ancora più determinazione” l’impegno quotidiano a favore dei tanti ammalati che necessitano di un bene prezioso come il sangue.

Ora personalmente la vicenda mi ha lasciato l’amaro in bocca, soprattutto perché ho cominciato a leggere le reazioni del popolo della rete di fronte a quanto trasmesso ieri sera. In molti casi si tratta di commenti che “fanno di tutta l’erba un fascio”, da cui emerge che tutto il sistema sangue sia “contaminato”. Qualche mese fa avevo pubblicato un articolo in risposta ad una serie di commenti del genere, specificando proprio questo aspetto. Ed avevo scritto: “Le Associazioni sono fatte di persone. La maggior parte delle quali crede profondamente nel valore del volontariato. Spesso sono padri e madri di famiglia, giovani e meno giovani, pensionati o studenti. Per loro la scelta del volontariato è innanzitutto una scelta di vita basata sulla convinzione dell’importanza di mettersi in gioco in prima persona. Molti di loro che ho la fortuna di conoscere personalmente rinunciano alle vacanze o alle ferie per prestare la propria attività, dedicano tempo, energie e soprattutto passione. I rimborsi spese, e di rimborsi si tratta, coprono spese vive come il viaggio in auto o il biglietto del treno per raggiungere la sede di un incontro e così via. Ovviamente, come ho detto prima, le Associazioni sono fatte di persone. E in questo caso c’è sempre il furbetto della situazione, quello che prova a passare avanti nella fila, o chi percorre la corsia di emergenza sul Raccordo intasato. Per cui tra le centinaia di migliaia di volontari (e qui aggiungo “a qualsiasi Associazione appartengano”) che operano in maniera disinteressata c’è anche chi si approfitta delle situazioni. E in qualche caso che ho avuto modo di conoscere direttamente ci sono realtà associative locali in cui viene pagato il volontario reclutatore. Ma posso affermare con tranquillità che si tratta dell’albero che cade mentre una foresta continua a crescere”.
LeIene (3)A distanza di otto mesi e alla luce di quanto ho visto ieri sera, sento di sottoscrivere nuovamente questo pensiero. Abbiamo affermato ripetutamente che il sangue non deve essere portatore di infezione, ed è per questo che siamo rimasti basiti di fronte alla superficialità dimostrata nell’accoglienza del donatore fatta all’autoemoteca davanti alla Stazione Centrale di Napoli. Ma allo stesso modo il mondo del sangue non può e non deve essere contaminato da scelte scellerate di qualcuno che pensa a tanti risvolti tranne a quello fondamentale: compiere un gesto di volontariato gratuito a sostegno delle necessità trasfusionali di tutti i cittadini.
Ah, dimenticavo: l’altezza non è un requisito per donare.


Fonte: Cristiano Lena
Donatore di sangue e Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale