Valter, da donatore a ricevente


24/04/2021


di Anna Cinzia Facci. 

L’intervista che vi proponiamo racconta la storia di Valter De Rosso, consigliere del Gruppo Fidas di Monticello Conte Otto. 

Valter è stato da sempre un donatore di sangue iscritto al nostro Gruppo, un donatore attento e premuroso, di quelli
vecchio stampo. I donatori di una volta per capirci: quelli che andavano a donare il sangue a digiuno ed al mattino presto.


Valter, come ti sei avvicinato alla donazione?

“Mi sono avvicinato alla donazione dopo la nascita del mio terzo figlio ed in seguito ad alcuni problemi sorti a mia moglie, alla quale necessitavano alcune trasfusioni”.


A quanti anni hai iniziato il tuo percorso di donatore?

“Mi sono avvicinato un po’ tardi alla donazione, quando avevo già 36 anni. Tante volte ci avevo pensato, ma per un motivo o per un altro, avevo sempre posticipato questa scelta”.


Cosa ha significato per te essere un donatore di sangue?

“Per me essere donatore ha significato dare un aiuto concreto agli altri, visto che la mia salute, fortunatamente, me lo permetteva. In questo atto ho provato anche molta gioia, nella convinzione di dare un po’ di speranza a chi ne ha bisogno”.



Mediamente quante donazioni facevi in un anno?

“Mediamente riuscivo a fare dalle tre alle quattro donazioni annue, permettendomi così di arrivare a 75 donazioni totali. Purtroppo, spesso ho dovuto rinunciare a questo atto per motivi legati ad impegni di lavoro”.


Ad un certo punto sei diventato parte attiva nel Gruppo Fidas di Monticello Conte Otto: come hai maturato questa
scelta?

Questa scelta l’ho maturata in quanto volevo rendermi utile al Gruppo, ben sapendo che l’Associazione accoglie sempre nuovi volontari disposti a mettersi in gioco. Il volontariato è una scelta di vita che permette di creare relazioni ed un tessuto sociale disponibile e pronto ad intervenire quando richiesto”.


Nel 2019 un problema cardiaco ha mes-o fine alla tua esperienza di donatore, ce ne vuoi parlare?

“Purtroppo, un anno fa sono stato sottoposto ad un intervento cardiaco, in seguito ad un’insufficienza valvolare severa. Questo intervento ha determinato, definitivamente, la possibilità di essere donatore”.


Durate la tua permanenza in ospedale ti hanno fatto delle trasfusioni di sangue, cosa hai pensato in quel momento in cui da donatore sei diventato un ricevente?

“È stato il momento in cui mi sono reso conto dell’importanza nella società dei donatori di sangue e della continua richiesta per gli ammalati, come i pazienti ematologici ed i trapiantati, che per sopravvivere necessitano di molte trasfusioni. A volte ho pensato che senza quella sacca di sangue anche la mia vita sarebbe stata in pericolo. Volevo
a tal proposito ringraziare tutto il personale del reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale Civile di Vicenza”.


Quanto ti è costato rinunciare ad essere un donatore di sangue?

“Rinunciare ad essere donatore di sangue mi è costato molto, perché mi sono reso conto che grazie alla mia salute avrei potuto continuare ad aiutare veramente qualcuno. Purtroppo, la vita senza preavviso, a volte, ti riserva delle sorprese inaspettate e spiacevoli”.


Adesso che ti sei ripreso, cosa diresti ai giovani d’oggi per avvicinarli al dono del sangue?
“Ai giovani d’oggi consiglierei, se la salute lo permette, di diventare donatori di sangue. Donare il sangue è un gesto concreto di solidarietà. Significa letteralmente donare una parte di sé e della propria energia vitale a qualcuno che sta soffrendo, qualcuno che ne ha un reale ed urgente bisogno. Significa preoccuparsi ed agire per il bene della comunità e per la salvaguardia della vita”.

24 aprile 2021